Intervista a Nero Latex

INTERVISTA A NERO LATEX

01) È doveroso iniziare l’ intervista con la più classica delle domande: come hai iniziato ad ascoltare musica ed in seguito a farla? Come hai scelto il tuo nome d’arte?

01) Il mio primo approccio alla musica è stato intorno agli otto anni: seguivo un corso di chitarra classica, ma all’ epoca ero più interessato a videogiochi e a fumetti che alla musica. A 12 anni ascoltavo roba pop come Michael Jackson e gli 883. Le cose cambiarono quando a 16 anni conobbi il rock, furono i Nirvana a folgorarmi: ho ripreso in mano la chitarra e ho ricominciato a suonare, quasi subito scrivendo canzoni mie, inizialmente in inglese e successivamente in italiano. I miei gusti musicali si ampliarono, oltre al rock, ascoltavo molta musica elettronica e hip hop. Fin dall’inizio la fusione fra rock ed elettronica era il fulcro del progetto Nero Latex, si può dire che sono a metà strada fra un cantautore e un producer. Ho collaborato e collaboro tuttora con diversi musicisti, ma Nero Latex è un progetto one man band. Nel corso degli anni ho iniziato a suonare anche i sintetizzatori e a lavorare su programmi come Logic. Scrivo le canzoni, registro chitarre, synth, lavoro i beats nel mio studio a genova, la mia città. Il mio strano nome d’ arte deriva da una mia canzone, “Paranoia” appunto, contenuta nel mio disco “La cattiva novella”, forse la più sincera e personale che io abbia mai scritto finora. Talmente personale che mi ci rispecchiavo completamente e forse scrivendola ero riuscito ad esorcizzare un po l’ origine delle mie ansie. Associarlo al mio nome di battesimo lo trovo molto autoironico.

02) A breve sul canale YouTube di Tsunami Flow uscirà il tuo nuovo video ufficiale: cosa ti aspetti da questo progetto? Raccontaci qualche aneddoto su questo brano e come è nato.

02) Il nrano in questione si chiama “Cattivo”, è ispirato ad una persona che in passato mi ha ostacolato e ferito per molti anni. Ho scritto la canzone di notte, suonando la chitarra ed è stato uno di quei rari brani che si scrivono quasi da soli. È una canzone molto orecchiabile, dance, con un testo aggressivo. Spero semplicemente che qualcuno possa immedesimarsi: tutti dovremmo essere piu’ cattivi di qualcuno che se lo merita.

03) Con la recente esplosione di diversi generi musicali (la trap e l’ indie su tutti) gli artisti emergenti sono ormai moltissimi, non è semplice farsi notare. Per quale motivo dovresti essere proprio tu la prossima next best thing? Quali caratteristiche pensi di possedere per poter colpire il pubblico?

03) In realtà sono piuttosto distante sia dalla trap che dall’ indie. Le mie radici vengono dal punk, dal metal e dalla drum’n’bass e techno. Però ho sempre apprezzato l’ hip hop, dal Wu Tang Clan, Public Enemy ad Eminem. Tra i miei artisti preferiti italiani sicuramente nomino Salmo e la Machete, Fibra, Kaos tutto questo per dire che Nero Latex significa contaminazione, per questo spero di poter arrivare a persone che apprezzano differenti generi musicali. Cerco anche di avere molta cura nello scrivere versi, sia nelle tematiche che nella ricerca delle parole. E’ molto importante per me che la comunicazione e il messaggio delle canzoni siano ben comprensibili. Il progetto si basa anche su un certo tipo di estetica, i musicisti che mi accompagnano portano le maschere, in una dimensione a metà strada fra horror e fumetto.

04) Hai avuto modo di esibirti già numerose volte ed in contesti diversi tra loro, hai indubbiamente una grande gavetta on stage alle spalle. Di quale concerto mantieni per adesso il ricordo migliore? Preferisci la fase di lavoro in studio per la realizzazione di un brano o successivamente l’ esibizione dal vivo di fronte al pubblico?

04) Credo che finora il concerto di cui ho il ricordo migliore sia a Torino, un po’ di anni fa. Adoro Torino, è una città estremamente affascinante nella tradizione dell’ occultismo, la città è l’ epicentro delle energie magiche di tutto il mondo, e chi lo sa, forse captai delle vibrazioni, fatto sta che fu un grande concerto e una grande esperienza. Personalmente ritengo che entrambi le fasi lavorative siano molto soddisfacenti: lavorare in studio per me significa chiudersi in una stanza con tantissimi giocattoli e creare storie, quindi davvero divertente. Ogni volta che vado in studio imparo qualcosa di nuovo e mi evolvo, e cosi il mio sound. I concerti sono certamente una soddisfazione piu’ fisica, suonare i tuoi brani e vedere il pubblico che balla e canta ti fa pensare “ehi, allora forse riesco davvero a trasmettere qualcosa a qualcuno.”