Intervista a Blue Virus

Presentatosi ufficialmente nella scena con l’album “Cambio Registro” nel 2009, Blue Virus è rimasto parte integrante di essa, diventando uno dei nomi più apprezzati dell’underground ed un artista che viene costantemente tenuto d’occhio dai fan del rap di tutta Italia.
Il suo nuovo album “I migliori anni del nostro mitra” è stato presentato in live a Torino, Roma e Milano, ma già dai numeri online il disco non aveva certo deluso. Se qualcuno poteva pensare che la magrezza di collaborazioni, l’assenza del classico hosting accattivante che aveva caratterizzato i vari “Voci” e soprattutto l’assenza di un freedownload potessero gravare negativamente sull’ esposizione e la pubblicità del prodotto, ha commesso l’errore di sottovalutare Blue Virus.

1. Iniziamo dalla più classica delle domande: come e quando ti sei avvicinato al rap?

Blue Virus: In terza media legai molto con un mio compagno di classe, che un giorno portò a scuola il suo lettore CD con all’interno “The Marshall Mathers Lp” di Eminem. Fondamentalmente tutto partì da lì per quanto riguarda il rap, ma l’approccio alla musica in generale arrivò molti anni prima, grazie a mio padre che mangiava pane e James Taylor.

2. Come si è sviluppato il tuo percorso musicale da “Cambio Registro” fino ad arrivare all’ultimo album? Quali sono le differenze principali?

Blue Virus: Fosse per me cancellerei “Cambio Registro” dalla memoria mia e di chiunque abbia avuto il dispiacere di ascoltarlo. Scherzo. Forse. Come tutte le cose, quello fu un progetto necessario per portarmi ad essere ciò che sono oggi. Ci misi un anno e mezzo per realizzarlo, tra il 2008 e il 2009, e ai tempi mettere in piedi quella situazione fu molto difficile. Non ho ricordi prettamente positivi, nonostante all’interno ci fossero nomi come MadMan e Jack The Smoker. Di bello, ricordo la presa bene generale che emergeva ogni qualvolta prenotassi le ore in studio, scrivevo tantissimo e andare a registrare in uno studio vero e proprio per me era come ricevere i regali di Natale durante tutto il corso dell’anno. Da allora è cambiato praticamente tutto, tranne l’approccio crudo ed a tratti estremo con il quale affronto le situazioni che descrivo. Sono comunque passati 6 anni e se fossi identico a quel periodo, dovrei farmi due domandine.

3. “I migliori anni del nostro mitra” è un lavoro che si distingue dai precedenti: non è in freedownload, le produzioni sono esclusivamente affidate ai Drops To Zero, i featuring sono pochi e concisi. Come mai queste scelte, compresa quella del titolo?

Blue Virus: Ho sempre sentito l’esigenza di scrivere tanto e di far sentire la mia voce il più possibile attraverso brani inediti e progetti su progetti, per paura di essere dimenticato. “I Migliori Anni Del Nostro Mitra” fu annunciato nel 2013 come disco ufficiale (al contrario di tutte le cose uscite prima, che io definisco “allenamento”) per poi essere rimandato ad una data non ben definita. Questo perchè ne esisteva una versione precedente a quella che poi è effettivamente uscita, che però decisi di cestinare perchè assomigliava troppo a brani che già avevo realizzato. Mancava un’innovazione, la mia. Inizialmente quello era un concept album intitolato così perchè si basava su una storia d’amore che andava a deteriorarsi brano per brano, come fosse un diario, e storpiare il titolo della celeberrima canzone di Renato Zero mi sembrava la scelta più appropriata, tanto che, quando ho deciso di cambiare tutto, l’ho tenuto ugualmente come titolo proprio per l’impatto che poteva dare alla sola lettura. A Settembre del 2013, il cielo mi ha donato, in maniera del tutto casuale, i Drops To Zero: ci siamo conosciuti ad una serata e da dover realizzare un paio di brani, siamo finiti per produrre da zero un disco intero. Ci siamo trovati da subito, logicamente è questo che ha fatto funzionare tutto. Abbiamo registrato tanto di quel materiale da poterne far uscire almeno 3 di dischi, ma con le dovute scremature si è arrivati alle 18 tracce in scaletta. Per quanto riguarda le collaborazioni, io ho sempre sostenuto che i lavori ufficiali di un artista debbano essere come un diario personale, con quanto di più intimo possibile. Non vado matto per i dischi ufficiali che sembrano più una compilation, pieni di nomi, alle volte a caso. Shade e Paskaman, senza contare l’enigmatico intervento di Sandro Terapia, sono gli unici che ho deciso di chiamare, semplicemente perchè li vedevo bene su quei brani, oltre ad essere dei fratelli che stimo tantissimo.

4. Un album che per lo stile espresso nelle liriche e per le produzioni di cui è intriso appare piuttosto originale, ma al tempo stesso attuale, moderno. Pensi che il disco sia stato compreso appieno dai tuoi fans? Sei soddisfatto dei feedback ricevuti?

Blue Virus: Durante la lavorazione, io e i Drops ci chiedevamo proprio questo, ovvero quanto sarebbe stato capito dai fans un progetto così diverso da tutto quello che ho avuto modo di realizzare in precedenza. Ho una costante paura di fallire, da sempre, quindi il dubbio di fare un buco nell’acqua con una bella fetta di pubblico c’era, ma alla fine è andato tutto per il meglio. Il disco è uscito inizialmente su tutti i Digital Stores rimanendo in Top 10 su iTunes per oltre una settimana e finendo addirittura secondo in classifica sul Play Store. Un risultato spaventoso per un progetto che, per quanto una minima atteso, è stato realizzato da tre (allegri) ragazzi (morti) senza uno straccio di contratto. Ci tengo a sottolineare questa cosa: i brani sono stati tutti caricati sul mio canale YouTube che non ha mai fatto visite vertiginose e le copie fisiche (disponibili sul sito di Music First) le abbiamo finanziate di tasca nostra. Nessuna spinta da parte di nessuno, addirittura tutti i siti del settore ci hanno voltato le spalle, non avendo nemmeno la decenza di pubblicare la news riguardante l’uscita del progetto. Siamo comunque fierissimi di quello che siamo riusciti a creare partendo da zero, non ringrazierò mai abbastanza i Drops To Zero ed i supporters. Sono la mia forza.

5. “Palude 2” era sicuramente uno dei pezzi più attesi ed è stato quello ascoltato maggiormente. Come mai “Palude” necessitava di una seconda parte? Si può dire che “I migliori anni del nostro mitra” segua un concept legato molto alla sfera emotiva e sentimentale o è solo un’impressione che traspare dall’ascolto?

Blue Virus: “Palude 2” è stato uno dei primi brani che ho realizzato per il disco. C’era questo pezzo dei Bloc Party, “Blue light”, che mi faceva impazzire, ed ho proposto ai Drops di campionarlo per vedere se si potesse realizzare qualcosa di interessante: il giorno dopo c’era il beat. Quell’atmosfera nello specifico mi ha fatto scattare il “Fatti un incubo con me…” al primo ascolto e da lì ho avuto l’input per scrivere tutto il resto. Per quanto riguarda il mood del disco c’hai preso in pieno: credo che più della metà dei brani riguardi la sfera sentimentale, solo che il tutto non è venuto fuori a mò di concept, mi sono fatto trasportare dalle strumentali che in quel determinato momento ispiravano quegli argomenti. Comunque, in generale, mi piace molto scrivere con una vena schizofrenica/sentimentale, sono a mio completo agio e mi sembra quasi di fare un discorso ad una persona che ho realmente davanti. Non ho nulla contro il genere femminile, anzi. Ciò che scrivo, per quanto la gente si rispecchi, è puro intrattenimento.

6. Il disco è stato già presentato in diverse città (il live a Milano è stato organizzato proprio da Tsunami Flow, ndr). Sei soddisfatto di come suona in live questo lavoro? Lo porterai ancora in concerto nei prossimi mesi?

Blue Virus: Sono contentissimo dei live, finalmente. Io e i Drops abbiamo passato tutto l’anno di realizzazione del disco a suonare in giro senza avere nulla di inedito da presentare, mentre con l’uscita dell’album siamo riusciti a mettere in piedi uno showcase a mio parere interessante, con l’introduzione ad esempio di Jack (dei Drops) che mi segue con la chitarra nella maggior parte dei pezzi. Mesi fa, abbiamo messo fondato il collettivo TDC, che comprende me, i Drops To Zero, Shade, Rew, Sfolla, Smilzo e Dipa, quindi ora come ora stiamo preparando un po’ di date in giro per promuovere “I Migliori Anni Del Nostro Mitra” e “Mirabilansia”, il disco di Shade, in un unico super-live. Abbiamo già fatto qualche data con questa formazione, ma da Maggio il tutto partirà in maniera più ufficiale e concreta. Tra l’altro suoneremo a Milano (al Barrio’s venerdì 5 giugno, ndr) in una data organizzata proprio da voi! Seguiteci sulle nostre pagine, scriviamo tutto. Pure troppo. Grazie di cuore a Tsunami Flow per l’intervista. Ci si vede in giro. Pace.

 

 

In collaborazione con Ryder (Gioventù Rap Italiana)

 

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